29 ottobre 2009

24 ottobre 2009

SACCHETTI DI PLASTICA



Tu le usi solo pochi minuti, e loro sopravvivono almeno cent'anni. Le buste della spesa sono tra i dodici rifiuti pastici più dispersi nell'ambiente e rappresentano una minaccia reale per le acque, per gli organismi e per il territorio. L'inquninamento dei mari e delle coste è in continua crescita e il 90% dei rifiuti galleggianti in mare è costituito proprio da plastica. I sacchetti, poi uccidono, ogni anno centinaia di esseri viventi, tra pesci, mammiferi e uccelli. La starda migliore per mettere frenoa una delle più comuni cause di inquinamento ambientale è LA PREVENZIONE. Dobbiamo cercare tutti di fare un sobrio e intelligente uso delle buste della spesa. Anzitutto, cercando di usaarle solo quando è necesssario, e poi evitando assolutamente di gettarle nell'ambiente. Ce lo ricorda l'Associazione Comuni Virtuosi, con la campagna "Porta la sporta", un invito per i cittadini a non abusare delle buste di plastica, onnipresenti in tu tte le case, e a sostituirle con le borse di tessuto: resistenti, ecologiche e utilizzabili molto più a lungo. Un rimedio semplice ed economico, più efficace del ricorso alle buste biodegradabili, già in commercio in qualche negozio, che dovrebbero sostituire i vecchi sacchetti di plastica entro due anni. Il decreto anticrisi di agosto ha infatti fatto slittare al 2001 il divieto sull'uso delle buste non biodegradabili. Ma è sufficiente cambiare la composizione per salvaguardare il pianeta? Non proprio, il dannosi riduce solo in parte. La strategia migliore è ridurre la produzione, diminuendo la domanda. Gli effetti positivi sono molto concreti: per ogni 40 kg di plastica risparmiata si abbattono 100kg di consumi di petrolio

Altroconsumo

22 ottobre 2009

THE PRINCE'S RAINFORESTS PROJECT

The Prince's Rainforests Project (PRP) è un progetto partito nel 2007 da Sua Altezza Reale il Principe di Galles in seguito alle relazioni di esperti sui cambiamenti climatici principali, tra cui il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, per promuovere la consapevolezza della necessità urgente di agire contro la deforestazione tropicale. Il Principe di Galles è da tempo preoccupato per i cambiamenti climatici e su come la distruzione delle foreste pluviali del mondo, contribuisce all' aumento delle temperature e dell'inquinamento.

Il lavoro del PRP è incentrata su due obiettivi molto specifici. Il primo è quello di aumentare la consapevolezza degli effetti dannosi di deforestazione per tutti. Il secondo è quello di individuare adeguati incentivi che incoraggino i popoli della foresta pluviale a fermare incendi di vaste aree delle foreste di valore per coltivare.

GUARDATE QUESTO STUPENDO LIBRO INTERATTIVO SULLE FORESTE PLUVIALI E SUGLI INCENDI PROVOCATI: 


The PRP has just released a new online, interactive booklet that describes how rainforests are on the front line in the fight against climate change and explains how a new form of international collaboration could help to reduce tropical deforestation, with many benefits for developed and developing countries.


The book, which features beautiful photographs by Daniel Beltrá and a forward by HRH The Prince of Wales, also contains eyewitness stories from internationally-recognised figures who have already endorsed the PRP proposals, including Sir David Attenborough, Chief Almir of the Suruí tribe and Jared Diamond.


14 ottobre 2009

MARINE PLANT PREVENT GLOBAL WARMING

Life in the ocean has the potential to help to prevent global warming, according to a report published.


Marine plant life sucks 2 billion tonnes of carbon dioxide from the atmosphere every year, but most of the plankton responsible never reaches the seabed to become a permanent carbon store.
Mangrove forests, salt marshes and seagrass beds are a different matter. Although together they cover less than 1 per cent of the world’s seabed, they lock away well over half of all carbon to be buried in the ocean floor. They are estimated to store 1,650 million tonnes of carbon dioxide every year — nearly half of global transport emissions — making them one of the most intense carbon sinks on Earth.
Their capacity to absorb the emissions is under threat, however: the habitats are being lost at a rate of up to 7 per cent a year, up to 15 times faster than the tropical rainforests. A third have already been lost.

Halting their destruction could be one of the easiest ways of reducing future emissions, says report, Blue Carbon, a UN collaboration.

With 50 per cent of the world’s population living within 65 miles of the sea, human pressures on nearshore waters are powerful. Since the 1940s, parts of Asia have lost up to 90 per cent of their mangrove forests, robbing both spawning fish and local people of sanctuary from storms.
The salt marshes near estuaries and deltas have suffered a similar fate as they are drained to make room for development. Rich in animal life, they harbour a huge biomass of carbon-fixing vegetation. Seagrass beds often raise the level of the seabed by up to three metres as they bury mats of dead grass but turbid water is threatening their access to sunlight.

“We already know that marine ecosystems are multi-trillion-dollar assets linked to sectors such as tourism, coastal defence, fisheries and water purification services. Now it is emerging that they are natural allies against climate change,” said Achin Steiner, UN Under-Secretary General.

The potential contribution of blue carbon sinks has been ignored up to now, says the report, which was a collaboration between the United Nations Environment Programme, the Food and Agriculture Organisation and Unesco. Accurate figures for the extent of these habitats are hard to obtain, and may be more than twice the lower estimates used in the report.

“The carbon burial capacity of marine vegetated habitats is phenomenal, 180 times greater than the average burial rate in the open ocean,” say the authors. As a result they lock away between 50 and 70 per cent of the organic carbon in the ocean.
To protect them the authors suggest that a Blue Carbon Fund be launched to help developing nations to protect the habitats. Oceanic carbon sinks should also be traded in the same fashion as terrestrial forests, they say. Together with the UN’s scheme to reduce deforestation, they could deliver up to 25 per cent of emission reductions needed to keep global warming below 2C (36F).

Christian Nellemann, the editor of the report said:“On current trends they [ecosystems] may be all largely lost within a couple of decades.”

THE NEW YORK TIMES

9 ottobre 2009

ESTINZIONE DEL TONNO ROSSO


Da tempo porto avanti la mia campagna informativa per la salvaguardia del Tonno rosso non comprando più scatolette di tonno e incoraggiando gli altri a non farlo per salvaguardare la specie. Quando ci si avvicina allo scaffale delle scatolette nei supermercati si nota una quantità enorme di tonno, non capisco come non si pensi da dove provenga e che cosa sia. Come si può non pensare che il tonno è un pesce che non viene allevato e che continuando a comprarlo non si fa altro che estinguere lentamente la specie. Non siamo abituati a pensare alla provenienza dei cibi ma pensiamo soltanto al nostro bisogno di mangiare e soddisfare i nostri desideri presenti, facendo gravi danni all'ambiente che si riperquoteranno su di noi nel futuro.


Molti paesi della Comunità Europea come Francia, Regno Unito, Olanda, Germania, Polonia e Austria hanno aderito alla decisione della Comunità Europea di sostenerer il divieto per il commercio internazionale del tonno rosso del Mediterraneo e del Nord Atlantico


Naturalmente il nostro Paese si oppone a tale decisione dopo che nel 2008, alla riunione della Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Rosso (ICCAT) tenutasi a Marrakesh, si era battuta per un blocco totale della pesca.
Il prossimo 21 settembre l'Unione Europea dovrà raggiungere una posizione comune in vista della riunione della Parti della CITES (Convenzione Internazionale sul Commercio delle Specie in Pericolo) che si terrà a marzo prossimo a Doha, nel Qatar. Chiunque si oppone a questo divieto ha chiaramente interessi commerciali a breve termine che non tengono in considerazione la sopravvivenza della specie. In coerenza con le posizioni assunte l'anno scorso ci aspettiamo che anche l'Italia appoggi questa


Eliminare dunque il Tonno rosso dalla lista della nostra spesa sarebbe una di quelle decisioni con le quali noi consumatori possiamo influenzare il mercato e i suoi sviluppi.
Tonno Libero

Tonno morto
Tonno scadente in scatola


NB. La parte migliore del Tonno è destinata al mercato del sushi e alle pescherie mentre la parte rimanente finisce nelle scatolette a volte mischiata ad altre specie di pesci, ad esempio i DELFINI.


Nada Correale

Fonte informazione: Greenpeace
Sostieni Greenpeace se vuoi che qualcuno prenda iniziative al tuo posto per la protrezione dell'ambiente in cui vivi.

5 ottobre 2009

Progetto TARA



I mari con il loro contenuto di plancton e altri micro organismi responsabili di una consistente e continua attività fotosintetica producono la metà dell' ossigeno che respiriamo. In altre parole, una molecola su due di questo prezioso elemento proviene dagli oceani che, insieme alle foreste, costituiscono i polmoni del pianeta.
Basterebbe questo per capire l’importanza di preservare la salute di questi delicati ecosistemi.
Conoscere lo stato dei mari è lo scopo del progetto scientifico internazionale TARA, una spedizione intorno al mondo che durerà tre anni, per raccogliere dati e valutare lo stato attuale dei mari.
La scelta della barca per la perlustrazione dei mari del mondo è andata su un vascello di 35 metri e non su una grande nave oceanografica, incombrante, inquinante e troppo cara. E’ stata poi creata una rete di collaborazione con le strutture scientifiche e i ricercatori locali che intervengono attivamente nel lavoro di elaborazione e raccolta dei dati. Espediente che permette di rispettare e coinvolgere le organizzazioni degli altri paesi e di viaggiare con a bordo solo poche attrezzature sofisticate non disponibili in tutti i laboratori.

La cosa straordinaria è che

E’ POSSIBILE SEGUIRE E MONITORARE LA SPEDIZIONE IN RETE, TRAMITE IL SITO:

http://oceans.taraexpeditions.org/

10 LETTURE VERDI CONSIGLIATE


“Il Villaggio Abbandonato” di Oliver Goldsmith parla di una protesta di lavoratori nel settore agro-alimentare georgiano contro i capitalisti che vogliono rubargli il terreno.

“La Storia Naturale e le Antichità di Selborne” di uno dei pionieri del naturalismo, l’inglese Gilbert White, il quale racconta di piante e animali osservati in forma letteraria dallo zoologo Thomas Pennant e l’avvocato Daines Barrington.

“Il Preludio” di William Wordsworth, una storia su paesaggi selvatici spiritualmente edificanti, nel ricordo dell’infanzia dell’autore a Lake District. Una delle prime visioni affascinanti della natura.

“The Mores” di John Clare, una raccolta di poesie del contadino Clare, un inno alla flora e alla fauna inglese. Si tratta di una sorta di lamento per gli effetti della clausura, che ricorda una “illimitata” campagna in un ideale di “verde eterno”. Il piacere viene dalla natura, il massimo per un ambientalista, non c’è che dire.

“L’ultimo dei Mohicani” di James Fenimore Cooper. Uno dei più famosi film di Hollywood, è in realtà un romanzo che fa conoscere le antiche popolazioni d’America che vivevano immerse nella natura, sfidando le innovazioni dell’uomo bianco.

“This compost” di Walt Whitman. Una raccolta di poesie in cui l’autore è rapito dalla contemplazione del mistero con cui gli esseri umani e gli animali vanno in putrefazione, dando la vita al suolo. Un rinnovarsi continuo di uomo e natura che insieme formano un circolo perfetto.

“Binsey Poplars” di Gerard Manley Hopkins. Hopkins è il primo eco-cristiano della storia, visto che ha ammesso di aver visto “la grandezza di Dio nel mondo naturale”. Questa poesia esprime il suo dolore al taglio di alcuni pioppi vicino ad Oxford. Una sofferenza alleviata solo dalla consapevolezza che questi pioppi sono stati abbattuti solo per essere ripiantati. Oggi sono ancora lì.

“Walden, ovvero la vita nei boschi” di Henry David Thoreau. Due anni di permanenza in una capanna di Walden Pond vicino a Concord descrive un esperimento nel tentativo di seguire una vita semplice in sintonia con la natura.

“Una boccata d’aria” di George Orwell. Un romanzo basato sui suoi ricordi della crescita nella valle del Tamigi, in cui scopre con orrore che, dopo alcuni anni, gradualmente tutto è stato rovinato, con costruzioni sui campi e boschi, e con lo stagno in cui era solito pescare, diventato una discarica.

“Oryx e Crake” di Margaret Atwood. Il romanzo più recente, il quale descrive il mondo dopo una catastrofe dovuta all’ingegneria genetica in simbiosi con il riscaldamento globale. I nostri sogni di progresso produrranno l’apocalisse, secondo la Atwood. Speriamo che non sia così, ma queste letture vi faranno vedere il mondo un po’ più verde.

SPOT



Far qualcosa per salvare l’ambiente

costa.

Non far nulla costa ancora di più.


LA SCOMPARSA DEI PREDATORI


Il catastrofico declino in tutto il mondo dei predatori al vertice della catena alimentare come lupi, puma, leoni o gli squali, ha portato ad un enorme aumento più piccoli “mesopredatori” che stanno causando gravi disagi economici ed ecologici. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Bioscience, ed osservano che in Nord America tutti i più grandi predatori terrestri sono in calo nel corso negli ultimi 200 anni, mentre sono aumentati del 60% i mesopredatori. Il problema è globale, ma alcune soluzioni sono in vista.
Un esempio: in alcune parti dell’Africa Sub-sahariana, popolazioni di leoni e leopardi sono state decimate, consentendo un aumento di babbuini. In alcuni casi le popolazioni autoctone oggi sono costrette a rimanere barricate in casa quando avvengono incursioni di babbuini nelle loro piantagioni.
La questione è molto complessa, e un sacco di conseguenze non sono note, ma ci sono prove che l’esplosione delle popolazioni mesopredatorie sia molto grave e abbia delle ripercussioni sia a livello ambientale che economico
ha spiegato William Ripple, professore di ecosistemi forestali e della società della Oregon State University. Caso dopo caso, in tutto il mondo, i predatori primari sono stati drasticamente ridotti, se non eliminati, a causa della perturbazione degli habitat, della caccia o della pesca. Molte volte questo è stato visto positivamente dagli esseri umani, per paura di un attacco personale, per la perdita di bestiame o altre preoccupazioni. Ma la nuova immagine che è emerge è una serie di problemi, tra cui i danni all’ecosistema, che possono presentare dei nuovi predatori più complicati da combattere.
Ad esempio l’eliminazione dei lupi è spesso favorita dagli allevatori che temono gli attacchi contro il loro bestiame. Tuttavia, questo ha portato ad un aumento enorme del numero di coyote, un mesopredatore una volta tenuto sotto controllo dai lupi. Anche l’antilope coyote Pronghorn attacca gli ovini domestici, ma cercare di tenerli sotto controllo è estremamente costoso, molto più che controllare i lupi.