24 settembre 2008

Le variazioni del clima finora osservate


Tutto ciò che bisogna sapere sul clima!


I recenti studi sul sistema climatico hanno messo in evidenza che il clima del nostro pianeta sta subendo, soprattutto in questi ultimi decenni, alcuni cambiamenti che potrebbero portare, se le attuali tendenze di sviluppo socio-economico e di uso delle risorse naturali non venissero modificate, a variazioni profonde ed irreversibili sia dell'ambiente che della stessa società umana nei prossimi 50-100 anni. Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e sulla base dei più recenti risultati acquisiti da lPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) abbiamo il seguente quadro di variazioni accertate.

Cambiamenti della temperatura del pianeta. La temperatura media globale del nostro I più rilevanti aumenti di temperatura sono avvenuti principalmente in due periodi:
pianeta è aumentata di un valore compreso fra 0.4 e 0.8 °C a partire dalla fine del 1800.

a) nel periodo compreso fra il 1910 ed il 1945;

b) nel periodo attuale che va dal 1976 ai giorni nostri.

Il riscaldamento globale del primo periodo (1910-45) è stato concentrato, in modo molto marcato, soprattutto nella regione del nord Atlantico (inclusa Europa e nord America). In questa regione ha fatto, però, seguito tra il 1946 ed il 1975, un persistente raffreddamento non riscontrato in altre parti del pianeta. Nel secondo periodo (tra il 1976 ed oggi) il maggior riscaldamento ha riguardato complessivamente tutto l'emisfero nord, ma in particolare le medie ed alte latitudini delle zone continentali. Il riscaldamento dell'emisfero sud si è manifestato, invece, in modo molto meno marcato. Tuttavia, complessivamente, il tasso di riscaldamento in quest'ultimo periodo è stato particolarmente elevato e pari a circa 0.2°C per decennio. Se si analizzano in dettaglio gli andamenti delle temperature minime e massime (giornaliere, mensili ed annuali) si nota che il riscaldamento globale del nostro pianeta non era dovuto tanto all'aumento delle temperature massime, ma dovuto essenzialmente all'aumento delle temperature minime il cui tasso di crescita è stato doppio di quello delle temperature massime.

Scioglimento dei ghiacci. Per quanto riguarda i ghiacci della calotta Antartica, non appare evidente alcuna correlazione tra aumento della temperatura globale e scioglimento dei ghiacci antartici, a partire dal 1970, da quando cioè si hanno dati attendibili in proposito. I dati esistenti mostrano che i ghiacci antartici sono rimasti piuttosto stabili e che ultimamente avrebbero anzi una tendenza all'espansione. Per quanto riguarda i ghiacci artici, invece, è stata notata una certa riduzione in questi ultimi decenni, una riduzione che ha interessato anche il ghiaccio marino delle alte latitudini. Infine, per quanto riguarda i ghiacciai delle medie latitudini la tendenza è una riduzione delle dimensioni e delle estensioni dei ghiacciai. Questa tendenza è particolarmente latitudini dell'emisfero nord. evidente nei ghiacciai alpini e in quelli delle catene montuose delle medie e basse

Precipitazioni e siccità. Le precipitazioni, intese come precipitazioni totali annue, sono in aumento soprattutto nell'emisfero nord e particolarmente nelle regioni delle medie ed alte latitudini. Nell'emisfero sud, invece, non si notano variazioni significative, né si osservano tendenze in atto. Infine, nelle regioni subtropicali vi è una chiara tendenza alla diminuzione, tendenza che coinvolge anche le regioni limitrofe delle medie latitudini. In effetti, i fenomeni di aumento della siccità sono particolarmente evidenti nella regione del Sahel (dove a partire dal 1970 si è sempre di più aggravata), nell'Asia orientale e nel sud Africa. Aumento dei fenomeni siccitosi si sono avuti anche in aree limitrofe, quali la parte più estrema del sud Europa (Spagna, Italia meridionale, Grecia, Turchia) e la parte meridionale degli Stati Uniti. Tuttavia, in tutte queste aree, molti dei fenomeni siccitosi derivano anche dal comportamento anomalo di "el nino", di cui si parlerà successivamente.

Circolazione atmosferica ed oceanica. Esistono due fenomeni periodici e ricorrenti della circolazione atmosferica ed oceanica che negli ultimi decenni hanno subito delle modifiche: il fenomeno di ENSO (El Nino Southern Oscillation), detto più brevemente "el nino", ed il fenomeno della NAO (North Atlantic Oscillation). Per quanto riguarda "el nino", va rilevato che il suo comportamento è particolarmente insolito a partire dal 1970. Non sono ancora chiare le cause di tale insolito comportamento. In ogni caso si è osservato che sia la frequenza che la intensità di "el nino" sono in aumento, mentre vi è una diminuzione (in frequenza ed intensità) dei fenomeni opposti di "la nina". Per quanto riguarda la NAO, pur essendo meno evidente di "el nino", va rilevato che essa è accoppiata con la circolazione delle correnti oceaniche del nord Atlantico e con la circolazione generale dell'atmosfera della zona artica. Tale accoppiamento in questi ultimi anni ha dato luogo con maggior evidenza ad un rafforzamento sia della ciclogenesi dei cicloni extratropicali, sia delle correnti aeree, delle burrasche e della intensità dei venti associati alle perturbazioni meteorologiche di origine atlantica.

Eventi meteorologici estremi. In questo contesto è necessario distinguere tra precipitazioni estreme (piogge alluvionali), temperature estreme (sia calde che fredde) e tempeste (quali cicloni, tornado, ecc). Per quanto riguarda le precipitazioni estreme, le valutazioni IPCC mostrano che nelle regioni del pianeta dove le precipitazioni totali annue sono in aumento, risultano in aumento anche la frequenza delle piogge a carattere alluvionale. In particolare, in queste zone le piogge tendono in generale ad avere una intensità maggiore ed una durata minore. Tuttavia, ci sono anche delle eccezioni come le regioni dell'Asia orientale, dove pur essendo le precipitazioni totali annue in diminuzione, sono invece in aumento i fenomeni di precipitazioni estreme o a carattere alluvionale. Per quanto riguarda le temperature estreme i dati attuali mostrano che non sembra esserci un aumento della frequenza delle temperature massime (estremi di caldo) ma appare, invece, evidente una diminuzione della frequenza delle temperature minime (estremi di freddo). Ciò, comunque, non esclude il fatto che, indipendentemente dalla frequenza, i singoli picchi di caldo o di freddo possano talvolta raggiungere anche valori record. Infine, un discorso a parte va fatto per le tempeste. A livello globale non appare evidente che in questi ultimi decenni vi siano stati aumenti nella frequenza dei cicloni tropicali (e delle tempeste ad essi associati: gli uragani, i tifoni, i tornado, ecc), né nella frequenza di quelli extratropicali, anche se i danni derivanti da tali tempeste appaiono in aumento. Pertanto, pur non essendo variata la frequenza, sembrerebbe aumentata l'intensità o la violenza di tali tempeste. Tuttavia, non essendo disponibili informazioni complete e attendibili sulla intensità di questi eventi estremi, non è del tutto certo se i maggiori danni siano dovuti ad una aumentata intensità a parità di

frequenza oppure ad una aumentata, per le zone colpite, vulnerabilità ambientale e territoriale, a parità di intensità. Se si analizzano i fenomeni a livello regionale si osserva che:

a) il fenomeno di "el nino" ha portato ad un aumento della frequenza e dell'intensità dei cicloni tropicali originati sul Pacifico e ad una diminuzione dei cicloni extratropicali generati sull'Atlantico per gli anni successivi al 1970 e fino ai nostri giorni;

b) la frequenza e l'intensità dei cicloni di origine atlantica è oscillante (periodi in cui appare un aumento, alternati a periodi in cui appare una diminuzione), a seconda dei decenni oggetto di osservazioni, ma sul lungo periodo non si osservano tendenze certe;

c) la frequenza e l'intensità dei cicloni originati sull'oceano Indiano è molto variabile

senza alcuna tendenza né all'aumento, né alla diminuzione.


Foto di Nada Correale

Le cause dei cambiamenti climatici di origine antropica



Per quanto riguarda i sintomi collegati alle attività antropiche
è stato accertato quanto segue.


1) Le concentrazioni atmosferiche dei gas-serra, fra cui l'anidride carbonica (CO2), il metano(CH4) ed il protossido di azoto (N2O), sono aumentate in modo significativo a partire dall'inizio della rivoluzione industriale (databile attorno all'anno 1750 - 1800); in particolare la CO2 è passata da circa 280 a quasi 370 ppmv (parti per milione in volume), il CH4 da 700 a circa 1750 ppbv (parti per miliardo in volume) e il N2O da 275 a circa 315 ppbv. Gli idrocarburi fluorurati e clorurati (CFC) che non esistevano fino a circa la metà del ventesimo secolo sono cresciuti in modo talmente rapido in questi ultimi 50 anni che oltre a costituire un minaccia aggiuntiva all'effetto serra naturale, hanno minacciato (e distrutto sopra l'Antartide) l'integrità della fascia di ozono stratosferico. Anche le concentrazioni di altri gas-serra antropogenici, presenti in traccia nell’atmosfera, sono di pari passo aumentate. Molti di tali gas-serra permangono lungamente nell'atmosfera (centinaia di anni), influenzando il clima per i secoli futuri.

2) L'attuale concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è la più alta che si sia mai verificata negli ultimi 420 mila anni e molto probabilmente (le verifiche sono in corso) anche degli ultimi 20 milioni di anni. La velocità di crescita dell'anidride carbonica in atmosfera (32% in 250 anni di cui ben 8% negli ultimi 20 anni) risulta essere il più alto tasso di crescita degli ultimi 20 mila anni. Il 70% circa dell'aumento di anidride carbonica in atmosfera è causato dalla combustione di combustibili fossili, il rimanente 30% è dovuto ad altre cause tra cui la deforestazione, l'uso del suolo e l'agricoltura.


3) Le concentrazioni atmosferiche di metano, che hanno avuto un tasso di crescita medio del 250% in 250 anni, pur continuando ad aumentare mostrano una flessione nel tasso di crescita di questi ultimi decenni, mentre gli idrocarburi alogenati (tra cui i famosi CFC) che avevano avuto una velocità di crescita delle loro concentrazioni atmosferiche molto sostenuta negli ultimi 50 anni sono in fase di diminuzione, grazie anche all'attuazione del Protocollo di Montreal per la protezione dell'ozono stratosferico.


4) La distruzione, soprattutto nella fascia intertropicale, di boschi e foreste è cresciuta

ad un ritmo vertiginoso: boschi e foreste, infatti, attraverso i processi di fotosintesi, sottraggono anidride carbonica dall’atmosfera e la trasformano in biomassa e, quindi, costituiscono di fatto la principale fonte di assorbimento e di riciclo dell'anidride carbonica atmosferica. Si valuta che negli anni più recenti, sono state disboscate, ogni anno, superfici territoriali di estensione complessiva paragonabile a quella del territorio della Svizzera.


5) Il ritmo di trasformazione della superficie terrestre da parte degli esseri umani, sia a causa della crescita demografica, sia per lo sviluppo delle attività economiche ed industriali, è in forte aumento e ciò è causa di variazione del bilancio energetico complessivo del sistema climatico. In particolare, l'intensa ed estesa urbanizzazione, che sta aumentando in modo vertiginoso soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, gli usi intensivi del suolo per l'agricoltura, l’inquinamento terrestre e marino e le altre attività umane sono stati, in quest’ultimo secolo, tali da aver modificato sia le capacità di assorbimento terrestre dell’energia solare incidente e le capacità di riflessione (albedo) verso lo spazio della radiazione solare, sia anche le capacità di emissione termica del suolo e di irraggiamento terrestre verso lo spazio.


6) Attualmente l'effetto riscaldante complessivo indotto come effetto serra "non naturale" è pari a circa 2.8 watt/m2, di cui: anidride carbonica pari a + 1.5 watt/m2; metano pari a +0.5 watt/m2; protossido di azoto pari a + 0.1 watt/m2; idrocarburi alogenati pari a + 0.4 watt/m2; ozono stratosferico pari a - 0.2 watt/m2; ozono troposferico pari a + 0.4 watt/m2; emissioni inquinanti da aerei di linea pari a + 0.1 watt/m2 (il segno + indica riscaldamento il segno - indica raffreddamento).


7) L’aumento degli aerosol troposferici e degli inquinanti urbani ed industriali prodotti dall'uso di combustibili fossili, dalla combustione di biomasse e da altre fonti hanno prodotto, invece, una retroazione negativa, vale a dire una diminuzione dell'effetto serra, diminuzione che è, comunque, di modesta entità. Il contributo negativo all’effetto serra (raffreddamento) è pari complessivamente a circa -0.3 watt/m2 , di cui -0.5 watt/m2 sono dovuti agli inquinanti atmosferici di origine antropica, +0.2 watt/m2 sono dovuti ad aerosol carboniosi (fuliggine, nerofumo, incombusti, ecc) e -0.2 watt/m2 ad altri tipi di aerosol atmosferici (il segno + indica effetto riscaldante il segno - indica effetto raffreddante). L’inquinamento atmosferico e gli aerosol antropogenici hanno una vita media piuttosto breve nell'atmosfera a differenza dei gas serra che sono di norma a vita media molto lunga, pertanto, questo contributo negativo all’effetto serra varia velocemente in funzione degli aumenti o delle riduzioni delle relative emissioni.


Esistono altri fattori che fanno oscillare le precedenti valutazioni e sono legate alla variabilità della intensità della radiazione solare (che è risultata in aumento soprattutto nella prima parte del ventesimo secolo) ed alla variabilità dell'albedo terrestre globale (anche l'albedo complessiva terrestre è aumentata in quest'ultimo secolo). Poiché queste due variabilità, che sono dell'ordine del 10-20% dell'effetto serra "non naturale", tendono a compensarsi, non cambiano in definitiva i bilanci totali sopradetti. Di conseguenza tra effetto riscaldante dei gas di serra ed effetto raffreddante di inquinanti ed aerosol antropogenici, il risultato complessivo di riscaldamento globale dovuto alle attività umane è valutato attorno ai 2.5 watt/m2, un valore che è all'incirca pari al 1% dell’effetto serra naturalmente presente nell’atmosfera terrestre


Foto di Nada Correale

23 settembre 2008

Il significato della vita


Dalla tetralogia di uno scrittore americano, Douglas Adams:

Per capire il significato della vita gli esseri umani costruiscono in dieci milioni di anni un computer gigantesco e gli domandano il “perché della vita, dell’universo e di ogni cosa”.
Il computer inizia a lavorare e, impegnando tutta l’energia dell’universo,
dopo 17 milioni di anni finalmente da il suo responso.
”Ho la risposta – scrive il computer –
ma non potrete capirla perché avete sbagliato a porre la domanda.
La risposta al perché della vita, dell’universo e di ogni cosa è:

"QUARANTASETTE.”


Foto di Nada Correale

Rivoluzione dei cuori












Nelle ultime estati gli spettacoli della natura sono stati i protagonisti assoluti della realtà mediatica. Abbiamo assistito a situazioni climatiche estreme che manifestavano una potenza ed una violenza a noi sconosciuti. Da una parte del mondo vediamo fiumi prosciugati e prati che lasciano spazio ad aride zone con animali privi di nutrimento; nello stesso momento dall’altra parte del mondo vediamo fiumi che si ingrossano, prati sommersi da fango ed acqua e di nuovo animali privi di nutrimento. Ghiacciai che si sciolgono e deserti che avanzano. In questo scenario, contemporaneamente, autorevoli scienziati accusano l’uomo di queste anomalie e autorevoli scienziati lo difendono. In questa confusione che sconcerta i cuori di molti di noi che non trovano pace, ci si interroga sulle cause. Certamente l’economia capitalistica, certamente il sovraffollamento del pianeta, il niňo e la niňo, il ciclone e l’anticiclone. Certamente la mancanza di una cultura dell’ambiente e la difficoltà di cambiare il nostro stile di vita.

Una società basata sulle comodità e sugli agi della modernità non può essere in grado di rivoluzionare i propri stili di vita senza una forte pulsione, senza un elemento che possa costituire l’avvio di un nuovo processo di cambiamento. Ci vorrebbe “una scusa” per scatenare le tensioni che in realtà già sono nell’aria. Le rivoluzioni, sociali o culturali che siano, hanno bisogno di passione e non di razionalità. L’elemento scatenante è sempre razionale, come la tassa sul pane per la rivoluzione francese, ma l’azione è determinata

solo dai cuori.

Nella questione ambientale il disagio causato dal clima e quelli causati dall’uomo potrebbero rappresentare l’elemento fondante, quello che può segnare

un momento di svolta.


Foto di Nada Correale