23 settembre 2008

Rivoluzione dei cuori












Nelle ultime estati gli spettacoli della natura sono stati i protagonisti assoluti della realtà mediatica. Abbiamo assistito a situazioni climatiche estreme che manifestavano una potenza ed una violenza a noi sconosciuti. Da una parte del mondo vediamo fiumi prosciugati e prati che lasciano spazio ad aride zone con animali privi di nutrimento; nello stesso momento dall’altra parte del mondo vediamo fiumi che si ingrossano, prati sommersi da fango ed acqua e di nuovo animali privi di nutrimento. Ghiacciai che si sciolgono e deserti che avanzano. In questo scenario, contemporaneamente, autorevoli scienziati accusano l’uomo di queste anomalie e autorevoli scienziati lo difendono. In questa confusione che sconcerta i cuori di molti di noi che non trovano pace, ci si interroga sulle cause. Certamente l’economia capitalistica, certamente il sovraffollamento del pianeta, il niňo e la niňo, il ciclone e l’anticiclone. Certamente la mancanza di una cultura dell’ambiente e la difficoltà di cambiare il nostro stile di vita.

Una società basata sulle comodità e sugli agi della modernità non può essere in grado di rivoluzionare i propri stili di vita senza una forte pulsione, senza un elemento che possa costituire l’avvio di un nuovo processo di cambiamento. Ci vorrebbe “una scusa” per scatenare le tensioni che in realtà già sono nell’aria. Le rivoluzioni, sociali o culturali che siano, hanno bisogno di passione e non di razionalità. L’elemento scatenante è sempre razionale, come la tassa sul pane per la rivoluzione francese, ma l’azione è determinata

solo dai cuori.

Nella questione ambientale il disagio causato dal clima e quelli causati dall’uomo potrebbero rappresentare l’elemento fondante, quello che può segnare

un momento di svolta.


Foto di Nada Correale

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