16 ottobre 2008

L' era Imperfetta



In quest’articolo cercherò di spiegare alcune cause che regolano il comportamento anti-ecologico della nostra società.


Si dice che viviamo in un’ “Era Imperfetta”; nell’era dell’Ecologia imperfetta.

Imperfetta perché esiste una consapevolezza ecologico-ambientalista, che si sta diffondendo, a livello governativo,sociale, scolastico, dei media, delle industrie, ecc. ma la crisi ecologica cresce, non si attenua a sufficienza.

Tutti noi abbiamo la consapevolezza che se non cambiamo il nostro modo di porci nei confronti dell’ambiente naturale che ci circonda, il nostro futuro sarà pieno di eventi naturali catastrofici, che ci costringeranno ad abbandonare i nostri comodi stili di vita e a trovarci in condizioni di esistenza primitive e drammatiche. Questo accadrà quando le risorse naturali della terra finiranno e noi non saremmo pronti per sostituirle con risorse alternative e non inquinanti. Questo accadrà quando la temperatura del pianetà aumenterà di altri 3 gradi centigradi ( a causa dell’ inquinamento) provocando fenomeni naturali catastrofici, come uragani, scioglimento dei ghiacchiai, desertificazioni, incendi ecc.

Allora la domanda nasce spontanea: perché alla diffusione dell’ecologismo non corrisponde un sufficiente processo di riduzione della sofferenza ambientale?

A questa domanda sono state attribuite tre risposte che corrispondono alle probabili cause di disinteressamento ai problemi ambientali. Cause:

1) Tecnico-scientifiche

2) Ego-specifica o del danno accettabile

3) Culturale o di tradizione culturale

La causa tecnico scientifica riguarda il livello di conoscenza scientifica dei cittadini.

Il nostro attuale bagaglio tecnico scientifico è inadeguato; non abbiamo conoscenze sufficienti per poter capire a fondo il problema ambientale e diventare consapevoli dei danni futuri e presenti, non conosciamo ancora tutte e bene le cause materiali della crisi e non disponiamo di tutti gli strumenti idonei ad affrontarla. La conoscenza è articolata, è una rete complessa di scienze che si intersecano l’una con l’altra ( meteorologia, bilogia, fisica, chimica, medicina) ed è compito dei media e dei governi prendere provvedimenti e informare adeguatamente i cittadini.

La seconda causa ( Ego-specifica o del danno accettabile), si riferisce alla riduzione dei vantaggi e quindi all’aumento degli svantaggi che l’ambientalismo può apportare alla specie umana in generale. La pratica ecologista si scontra con interessi (di varia entità) contrari allo stile di vita occidentale perché la tutela della natura comporta una previsione di vincoli e limiti all’azione umana, e fa prevalere il beneficio del singolo piuttosto che quello della comunità e il benessere futuro; per questo motivo la crisi è detta “ego-specifica” cioè un mix tra la dimensione psicologico-individuale dell’egoismo e la dimensione bio-sociologica dello specismo.

L’ecologismo richiede azioni e comportamenti che rischiano di danneggiare un consolidato sistema economico, sociale ed esistenziale che va dal particolare al generale, dal singolo individuo o gruppo alle grandi multinazionali e ai leaders mondiali.

La soluzione di uno o più problemi ambientali potrebbe ridurre i vantaggi per l’umanità o per alcune sue sezioni, a partire dalla differenziazione dei rifiuti alle grandi scelte di politica/ industria mondiale. . Nel pensiero comune il conflitto economia-ecologia è spinto verso la seconda ma la crisi continua ad essere acuta perché esiste un gap tra dire/pensare/fare

In questa ottica, il danno ambientale è visto come l’inevitabile (ma accettabile) prezzo da pagare allo sviluppo, alla produttività, al progresso e al benessere momentaneo.

Meglio un beneficio immediato che un vantaggio futuro; per questo motivo il danno diventa “accettabile”.

Vale oggi la regola: favorire l’ambiente può sfavorire me (Egoismo)

Causa culturale o di tradizione culturale Il nostro modo di pensare e vivere la natura non è solo il prodotto di un contesto prossimo ma di una consolidata tradizione culturale che ha impedito l’affermazione di una corretta e autentica cultura ecologica.

Questo comportamento risale a molto tempo addietro, negli anni passati è stato favorito un atteggiamento aggressivo, di sovrasfruttamento, consumo e distruzione dell’ambiente naturale quando la natura era ancora incontaminata e rigogliosa, quando non si avevano tutte le conoscenze attuali sull’ambiente naturale che ci circonda, quando la popolazione mondiale non era così elevata da usufruire a pieno delle risorse ambientali in sostanza, quando eravamo inconsapevoli delle cause dello sfruttamento ambientale. L’uomo era al centro del mondo e credeva di poter sfruttare incondizionatamente tutto ciò che gli veniva offerto dall’ambiente naturale, come le foreste, il petrolio, l’acqua, il suolo, ecc. oggi abbiamo la consapevolezza delle conseguenze dei nostri comportamenti, ma nonostante tutto la tradizione culturale occidentale è principalmente antiecologica.. Oggi la scienza si sviluppa ad una velocità di gran lunga superiore alla capacità che la società civile ha di assimilare i continui e quotidiani passi in avanti. Così si assiste a un progressivo allontanamento tra la conoscenza scientifica e il cittadino, e questo non è dovuto alla separazione tra stato e società civile, ma anche alla lentezza con la quale le conoscenze penetrano nel corpo sociale.

Minore è la partecipazione allo sviluppo delle conoscenze scientifiche, maggiore è la distanza e l’emarginazione culturale e sociale dai problemi ambientali.


Foto di Nada Correale


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